Legge di bilancio 2024: Novità in pillole

Legge di bilancio 2024 e decreto legislativo per la riforma dell’irpef

In seguito alla pubblicazione sul Supplemento Ordinario n. 40/L alla Gazzetta Ufficiale n. 303 della Legge n. 213 del 30 dicembre 2024 contenente “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026” forniamo una breve analisi delle disposizioni di maggiore interesse per i datori di lavoro/sostituti d’imposta.

La Legge di Bilancio 2023 è in vigore dal 1° gennaio 2024.

Elenco delle Novità :

  • Taglio del cuneo fiscale
    1. Esonero parziale dei contributi IVS a carico dei lavoratori
    1. Esonero contributivo per lavoratrici madri
    1. Rimodulazioni aliquote IRPEF 2024
    1. Aumento delle detrazioni IRPEF per redditi fino a 15.000 euro annui
  • Nuovo limite di esenzione contributiva e fiscale dei fringe benefit
  • Detassazione dei premi di risultato
  • Detassazione del lavoro notturno e straordinario festivo nel settore alberghiero e turistico
  • Ritocchi alla materia pensionistica
    1. Accesso alla pensione di vecchiaia e di pensione anticipata
    1. Possibilità di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione
    1. Rivalutazione delle pensioni
    1. APE social
    1. Quota 103
    1. Pensione per i dipendenti pubblici
  • Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa
  • Incremento aliquota gestione separata
  • Interventi in materia di ammortizzatori sociali
  • Bonus e incentivi a favore delle famiglie
    1. Bonus asili nido
    1. Congedo parentale
    1. Donne vittime di violenza

TAGLIO DEL CUNEO FISCALE

Esonero parziale dei contributi IVS a carico dei lavoratori

Prevista anche per il 2024 la riduzione del cuneo fiscale confermando l’esonero parziale dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori dipendenti. Pertanto, per il periodo dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024, deve essere applicata una riduzione sull’aliquota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS) dovuta dai lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, ad esclusione dei lavoratori domestici, pari al:

  • 7% se la retribuzione imponibile non eccede l’importo mensile di 1.923 euro, ovvero
  • 6% se la retribuzione imponibile mensile è superiore a 1.923 euro e non eccede l’importo di 2.692 euro.

L’esonero in questione non è applicabile sul rateo di 13ma mensilità ed eventualmente di 14ma, siano esse corrisposta mensilmente in busta paga che in unica soluzione nel mese di dicembre.

Esonero contributivo per lavoratrici madri

In aggiunta all’esonero contributivo generalizzato, e sopra descritto, per le lavoratrici madri con contratto a tempo indeterminato con 3 o più figli per i periodi di paga gennaio 2024 – dicembre 2026 viene previsto un esonero contributivo del 100% dei contributi IVS, nel limite di 3.000 euro all’anno da riproporzionarsi su base mensile (250 euro mese). Dal beneficio sono escluse le lavoratrici domestiche. Possono fruire della misura, per un triennio, le lavoratrici madri con 3 o più figli fino al compimento del 18° anno di età del figlio più piccolo.

Solo per il periodo 31 gennaio – 31 dicembre 2024, in via sperimentale, viene prevista l’estensione dell’esonero anche alle lavoratrici madri di 2 figli con contratto a tempo indeterminato; la misura spetta fino al compimento del 10° anno di età del figlio più piccolo. Anche in tale caso viene previsto un massimale che non può eccedere i 3.000 euro annui.

Rimodulazioni aliquote IRPEF 2024

Alle misure descritte, si affianca la prima fase della riforma IRPEF, che ha previsto l’eliminazione del secondo scaglione e l’estensione del primo scaglione con tassazione al 23% dei redditi fino a € 28.000.

Nello specifico, il D Lgs. 216/2023 ha previsto che per l’anno 2024, nella determinazione dell’IRPEF, l’imposta lorda è calcolata applicando le aliquote riportate nella seguente tabella:

  • fino a 28.000 euro 23%;
  • oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro 35%;
  • oltre 50.000 euro 43%

Aumento delle detrazioni IRPEF per redditi fino a 15.000 euro annui

La medesima disposizione, sempre il 2024, ha previsto che la detrazione per lavoro dipendente è alzata dagli attuali 1.880 euro a 1.955 euro su base annua qualora il reddito complessivo non superi i 15.000 euro annui. Conseguentemente, con l’accorpamento di due aliquote IRPEF e l’innalzamento della detrazione si vede aumentata a € 8.500 la soglia di no tax area per i redditi di lavoro dipendente, parificandola a quella attualmente applicabile ai pensionati.

NUOVO LIMITE DI ESENZIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE DEI FRINGE BENEFIT

Innalzate anche le soglie di esenzioni previdenziali e fiscali dei fringe benefit (beni e servizi) riconosciuti dai datori di lavoro nel corso dell’anno 2024.

I valori non considerati nel calcolo del reddito da lavoro dipendente passeranno a:

  • fino a 1.000 euro per la generalità dei lavoratori dipendenti
  • fino a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico, e potranno ricomprendere:
  • il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti
  • le somme erogate o rimborsate agli stessi lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica, del gas naturale, delle spese per l’affitto della prima casa nonché per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.

Come in passato, il limite di esenzione più alto di euro 2.000, potrà essere applicato previa dichiarazione dei lavoratori interessati, al datore di lavoro, che ne attesti il diritto e riporti il codice fiscale dei figli. Onere dei datori di lavoro sarà di provvedere all’attuazione della disposizione in esame previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie laddove presenti.

DETASSAZIONE DEI PREMI DI RISULTATO

Si conferma l’applicazione di un’imposizione agevolata al 5%, con un limite di reddito agevolato di 3.000 euro lordi, sulle somme erogate a titolo di premi di risultato o partecipazione agli utili di impresa per i dipendenti del settore privato con contratto di lavoro subordinato (a tempo determinato o indeterminato). Il limite è aumentato a 4.000 euro per le imprese che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro. Questa agevolazione si applica ai lavoratori che, nell’anno di imposta precedente, hanno percepito redditi da lavoro dipendente non superiori a 80.000 euro. Come sempre l’applicazione dell’imposta agevolata trova applicazione previo accordo sindacale da depositare presso l’ispettorato del lavoro.

DETASSAZIONE DEL LAVORO NOTTURNO E STRAORDINARIO FESTIVO NEL SETTORE ALBERGHIERO E TURISTICO

In linea con il “Decreto Lavoro 2023”, anche per il 2024 sono confermate le agevolazioni per i dipendenti alle dipendenze delle aziende appartenenti al comparto degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (ex art. 5, Legge n. 287/1991), del turismo, ivi inclusi gli stabilimenti termali, con un reddito non superiore a 40.000 euro nel 2023. I lavoratori sopra citati possono beneficiano di un trattamento integrativo speciale pari al 15% della retribuzione lorda riconosciuta per il lavoro notturno e per le prestazioni straordinarie prestate nei giorni festivi, che non corre a formare reddito nel periodo 01 gennaio – 30 giugno 2024.  

Come in passato, il sostituto d’imposta riconosce il trattamento integrativo speciale in esame su richiesta del lavoratore, che attesta per iscritto l’importo del reddito dipendenti conseguito nel 2023 (non superiore a euro 40.000), e compensa il credito così maturato nel Mod. F24. Le somme riconosciute a titolo di trattamento integrativo speciale vanno indicate nella Certificazione Unica.

RITOCCHI ALLA MATERIA PENSIONISTICA

La legge di bilancio individua disposizioni che coinvolgono i lavoratori che accederanno alla pensione maturata unicamente sul montante dei contributi versati ovvero coloro che, alla data del 31.12.1995, risultavano privi di anzianità contributiva.

Accesso alla pensione di vecchiaia e di pensione anticipata.

Nello specifico sono previste le seguenti variazioni:

  • per l’accesso alla pensione di vecchiaia, prevista a 67 anni di età e 20 anni di contributi, è prevista l’eliminazione del limite di 1,5 volte l’assegno sociale in quanto la nuova previsione disciplina che il diritto potrà essere conseguito a condizione che l’importo della pensione non risulti inferiore all’importo dell’assegno sociale;
  • per l’accesso alla pensione anticipata ad oggi previsto per i lavoratori che hanno raggiunto 20 anni di contributi e 64 anni di età, viene aumentato da 2,8 volte a 3,0 volte l’assegno sociale il requisito di importo della soglia mensile per l’accesso al pensionamento. La misura resta pari a 2,8 per le donne con un figlio, mentre scende a 2,6 volte per le donne con due o più figli;

È inoltre previsto che il trattamento di pensione anticipata sarà riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a 5 volte il trattamento minimo previsto a legislazione vigente, per le mensilità di anticipo del pensionamento, rispetto al momento in cui tale diritto maturerebbe a seguito del raggiungimento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico di vecchiaia;

Il trattamento pensionistico decorrerà trascorsi 3 mesi dalla data di maturazione dei complessivi requisiti previsti e il requisito contributivo dei 20 anni sarà legato all’incremento dell’attesa di vita.

Possibilità di riscatto dei periodi non coperti da contribuzione

Sempre per i lavoratori “contributivi puri”, si introduce, in via sperimentale per il biennio 2024-2025, la possibilità di recuperare (totalmente o parzialmente) i periodi precedenti al 1° gennaio 2024, compresi tra l’anno del primo e dell’ultimo contributo, non coperti da contribuzione obbligatoria e non soggetti a obblighi contributivi. La richiesta di riscatto può essere presentata dall’assicurato, dai suoi superstiti o dai parenti fino al secondo grado.

Per i lavoratori del settore privato, il datore di lavoro può sostenere il costo del riscatto utilizzando i premi di produzione spettanti al lavoratore. In tal caso, l’onere sarà deducibile dal reddito di impresa e di lavoro autonomo, rientrando nell’ipotesi dell’art. 51, comma 2, lettera a) del TUIR per la determinazione dei redditi di lavoro dipendente. Il pagamento del riscatto può avvenire in un’unica soluzione o in un massimo di 120 rate mensili, ciascuna di importo non inferiore a 30 euro, senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione. La rateizzazione non è consentita se i contributi di riscatto devono essere utilizzati per la liquidazione immediata della pensione diretta o indiretta o se sono essenziali per l’accettazione di una domanda di versamenti volontari. L’INPS accrediterà la contribuzione al termine del pagamento.

Rivalutazione delle pensioni

Per l’anno 2024, è prevista una rivalutazione automatica degli assegni delle pensioni in base all’inflazione, con diverse percentuali.

la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è stabilita in misura pari:

  • al 100% dell’inflazione, per le pensioni pari o inferiori a 4 volte il trattamento minimo;
  • all’85% dell’inflazione, per le pensioni tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • al 53% dell’inflazione, per le pensioni tra 5 e 6 volte il minimo;
  • al 47% dell’inflazione, per le pensioni tra 6 e 8 volte il minimo;
  • al 37% dell’inflazione, per le pensioni da 8 a 10 volte il minimo;
  • al 22% dell’inflazione, per le pensioni per gli assegni oltre 10 volte il minimo.

APE social

Per l’anno 2024, sono state apportate modifiche all’Accesso alla Pensione Anticipata (APE) Sociale. Il requisito anagrafico per accedere all’APE sociale è stato aumentato a 63 anni e 5 mesi a condizione che non siano già beneficiari di una pensione diretta e soddisfino, in alternativa, uno dei seguenti requisiti:

  • Disoccupati con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni e che abbiano completato la prestazione di disoccupazione loro spettante;
  • Caregiver che assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave per almeno 6 mesi;
  • Lavoratori con invalidità pari almeno al 74% e con un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.
  • Lavoratori dipendenti al momento dell’inizio dell’APE sociale, impegnati in specifiche attività lavorative “gravose” per almeno 7 anni negli ultimi 10 o 6 anni negli ultimi 7, con un’anzianità contributiva di almeno 36 anni. Per alcune categorie professionali, come operai edili, ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta, il requisito dell’anzianità contributiva è di almeno 32 anni (anziché 36 anni).

Si evidenzia che il beneficio non può essere cumulato con redditi da lavoro dipendente o autonomo, fatta eccezione per quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Opzione donna

La misura dell'”Opzione Donna” viene confermata per l’intero anno 2024, con un incremento di un anno nel requisito anagrafico, passando da 60 a 61 anni.

Le lavoratrici che possono accedere al trattamento pensionistico anticipato sono coloro che, entro il 31 dicembre 2023, hanno accumulato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e un’età anagrafica di almeno 61 anni, ridotta di un anno per ogni figlio fino a un massimo di 2 anni. Inoltre, devono trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • Assistenti al coniuge o a un parente di primo grado convivente con handicap grave ovvero un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
  • Abbiano una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74% accertata.
  • Siano lavoratrici licenziate o dipendenti da imprese coinvolte in una crisi aziendale, presso le quali è attivo un tavolo di confronto gestito dal Ministero per le imprese e il Made in Italy.

Quota 103

Si conferma la possibilità di accedere al pensionamento anticipato con “Quota 103” anche nel 2024, ma con alcune penalizzazioni per chi matura i requisiti nel 2024. Per accedere al trattamento pensionistico anticipato, occorre avere un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva di almeno 41 anni entro il 31 dicembre 2024. I lavoratori che matureranno i requisiti per accesso alla pensione con “quota 103”, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico trascorsi:

  • 7 mesi, per i lavoratori del settore privato;
  • 9 mesi, per i dipendenti pubblici.

La norma prevede inoltre che, i lavoratori dipendenti che abbiano maturato i requisiti pensionistici della Quota 103 possono esercitare la facoltà di rinunciare all’accredito contributivo della quota dei contributi a proprio carico relativi all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima. In presenza di tale opzione il datore di lavoro non dovrà più versare i contributi a carico del lavoratore alla gestione previdenziale, ma la somma corrispondente alla quota di contribuzione a carico del lavoratore è corrisposta interamente al lavoratore.

Pensione per i dipendenti pubblici

È prevista la variazione dei parametri di calcolo delle quote retributive per il trattamento pensionistico nei casi di pensionamento anticipato nei regimi pensionistici delle Casse CPDEL (Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali), CPS (Cassa per le pensioni dei sanitari), CPI (Cassa per le pensioni degli insegnanti), CPUG (Cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari, agli aiutanti ufficiali giudiziari ed ai coadiutori). L’intervento correttivo ha come oggetto i trattamenti pensionistici aventi una decorrenza iniziale successiva al 31 dicembre 2023 con la applicazione esclusivamente nei casi in cui l’anzianità contributiva inerente alla quota retributiva fosse inferiore a 15 anni.

INDENNITÀ STRORDINARIA DI CONTINUITÀ REDDITUALE E OPERATIVA

A partire dal 2024, diventa strutturale l’istituzione della Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO) che spetta ai lavoratori autonomi iscritti alla gestione

separata dell’INPS, che presentano determinati requisiti di cui alcuni dovranno essere mantenuti anche durante la percezione dell’ISCRO).

  • L’indennità spetta ai lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS, che presentano i seguenti requisiti:
  • non sono titolari di trattamento pensionistico diretto e non sono assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie;
  • non sono beneficiari di Assegno di inclusione;
  • hanno prodotto un reddito di lavoro autonomo, nell’anno precedente la presentazione della domanda, inferiore al 70% della media dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nei 2 anni precedenti all’anno precedente a quello di presentazione della domanda;
  • hanno dichiarato nell’anno precedente alla presentazione della domanda un reddito non superiore a 12.000 euro, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati rispetto all’anno precedente;
  • sono in regola con la contribuzione previdenziale obbligatoria;
  • sono titolari di partita IVA attiva da almeno 3 anni alla data di presentazione della domanda, per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione previdenziale in corso.

I requisiti individuati ai primi 2 punti devono essere mantenuti anche durante la percezione dell’ISCRO.

Al fine di percepire l’indennità l’interessato dovrà presentare domanda all’INPS in via telematica, entro il termine del 31 ottobre di ciascun anno di fruizione. La misura individuata sarà comunque soggetta a precisi limiti di spesa già individuati e stabiliti fino al 2033. L’indennità verrà erogata per 6 mensilità e l’importo sarà pari al 25%, su base semestrale, della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati dal soggetto nei 2 anni precedenti all’anno precedente alla presentazione della domanda. L’importo non potrà, in ogni caso, superare il limite di 800 euro mensili e non potrà essere inferiore a 250 euro mensili. La cessazione della partita IVA nel corso dell’erogazione dell’ISCRO comporterà l’immediata cessazione dell’indennità, con recupero delle mensilità eventualmente erogate dopo la data in cui è cessata l’attività; Si precisa che l’indennità non potrà essere richiesta nel biennio successivo all’anno di inizio di fruizione della stessa e l’importo percepito concorre alla formazione del reddito ai sensi di quanto previsto dal TUIR.

È previsto infine che l’erogazione è strettamente legata alla partecipazione del professionista a percorsi di aggiornamento, la cui definizione è demandata ad apposito decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali.

INCREMENTO ALIQUOTA GESTIONE SEPARATA

A partire dall’anno 2024, si prevede un incremento di 0,35 punti percentuali dell’aliquota aggiuntiva dovuta alla Gestione Separata dell’INPS per coloro che sono iscritti e svolgono, in maniera abituale, attività di lavoro autonomo diverse dall’esercizio di imprese commerciali, compreso l’esercizio in forma associata di arti e professioni.

Il contributo aggiuntivo sarà applicato sul reddito di lavoro autonomo, come definito dall’articolo 53, comma 1, del TUIR, con gli stessi criteri utilizzati per l’IRPEF, secondo quanto dichiarato nella relativa dichiarazione annuale dei redditi e negli accertamenti definitivi.

INTERVENTI IN MATERIA DI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Poche le variazioni in tema di ammortizzatori sociali di cui, sostanzialmente, si dispone la proroga e vengono stanziati nuovi finanziamenti a copertura delle richieste di intervento richieste per l’anno 2024 come sostegno al reddito.

BONUS E INCENTIVI A FAVORE DELLE FAMIGLIE

La legge di bilancio 2024 prevede alcune variazioni in tema di bonus e incentivi indirizzate ad agevolare le famiglie, già in essere in precedenza.

Bonus asili nido

Nell’ambito delle misure volte a favorire la natalità, si prevede un potenziamento del buono per il pagamento delle rette relative alla frequenza di asili nido, sia pubblici che privati, e per forme di supporto domiciliare destinato a bambini di età inferiore a tre anni affetti da gravi patologie croniche. L’incremento riguarda i nuclei familiari in relazione a un figlio (o più figli) nato dopo il 1° gennaio 2024. È condizione essenziale che nel nucleo familiare sia presente almeno un altro figlio con un’età inferiore a 10 anni, e che il valore dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) non superi i 40.000 euro. In dettaglio, l’entità dell’incremento è la seguente:

  • 600 euro all’anno per i nuclei familiari con un valore di ISEE non superiore a 25.000 euro;
  • 1.100 euro all’anno per i nuclei familiari con un valore di ISEE superiore a 25.000 euro e fino a 40.000 euro, portando il totale del buono a 3.600 euro all’anno.

Congedo parentale

In materia è disposto che:

  • Per il solo anno 2024, si dispone che i periodi di congedo di maternità o, in alternativa, di paternità, usufruiti da lavoratori con figli di età inferiore ai 6 anni, il cui congedo si sia concluso dopo il 31 dicembre 2023, saranno indennizzati all’80% della retribuzione, con un limite di 2 mesi.
  •  A partire dal 2025, l’indennità sarà del 80% per il primo mese e del 60% per il secondo, mentre per i successivi periodi di congedo parentale, da usufruire entro i 12 anni di età del figlio, l’indennizzo rimarrà del 30%, fino al raggiungimento del limite di 9 mesi, inclusi i sopra citati 2 mesi.

Donne vittime di violenza

Sono state introdotte diverse misure a favore delle donne vittime di violenza.

In particolare, sono destinati 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024, 2025 e 2026, e 6 milioni di euro annui a partire dal 2027, per il cosiddetto “reddito di libertà” a beneficio delle donne che sono vittime di violenza. Tali risorse finanziarie mirano a sostenere le donne in situazioni di maggiore vulnerabilità e a promuovere, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia ed emancipazione per le donne vittime di violenza che si trovano in condizioni di povertà.

Si prevede uno sgravio contributivo per i datori di lavoro privati che, nel triennio 2024-2026, assumono donne disoccupate vittime di violenza e beneficiarie del contributo “Reddito di libertà” nel limite massimo di importo di 8.000 euro annui e per la durata di:

  • 24 mesi se l’assunzione è a tempo indeterminato;
  • 12 mesi se l’assunzione è a termine;
  • 18 se si tratta di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato.

Il beneficio è finanziato prevedendo specifici limiti di spesa annuali fino al termine del 2028.

Per qualunque delucidazione vi invitiamo a contattare lo studio.

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